David Rudisha, la “lepre” di se stesso

David Rudisha, la “lepre” di se stesso

17 Dicembre 2016 Off Di Admin

Poche gare ci hanno impressionato come la finale Olimpica degli 800m a Londra 2012. Una gara scontata in partenza, con il keniano David Rudisha, favoritissimo della vigilia, che avrebbe potuto fare il bello e il cattivo tempo, presentandosi a caccia dell’oro con la miglior prestazione stagionale di 1’41″54 fatta registrare tre settimane prima. Le voci che circolavano parlavano di gara tattica e volata al cardiopalma nel finale. Successe fortunatamente per noi tutt’altro.

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Dal momento dello sparo, tutto si trasformò. Rudisha come una palla di cannone scatta e alla corda dei 100m si pone davanti. Ritmo che fa subito male alle gambe, passaggi velocissimi; al 400m il timer si ferma sui 49″28. “Scoppiano tutti”, pensammo. Ma come una locomotiva con i propri vagoni, il trenino andava, senza diminuire di velocità. David Rudisha sempre in testa, nessuno ha la forza di superarlo nonostante lo riescano ad avvicinare nel finale. Tagliato il traguardo il boato assordante dello Stadio Olimpico: 1’40″91. RECORD DEL MONDO! PAZZESCO!

David Rudisha nella pista di Iten, dove si allena quotidianamente. Foto IAAF

David Rudisha nella pista di Iten, dove si allena quotidianamente. Foto IAAF

Subito dietro fioccano i personal best con Nijel Amos che stampa la miglior prestazione Mondiale Under20 (1’41″73) e vengono riscritti tre primati nazionali (keniano, del Botswana ed etiope). Una gara fuori dal comune, forse una delle migliori di tutte le edizioni dei Giochi Olimpici.