Storie dal Mondo

Olimpiadi di Berlino 1936. Jesse Owens incontra Adolf Hitler.

Tutti oggi riconoscono Jesse Owens come uno dei più grandi atleti della Storia, nonché ancora oggi l’idolo di tantissime generazioni. Secondo alcuni è stato il più grande sportivo del XX secolo, forse il simbolo stesso delle Olimpiadi

Nato a Oakville il 13 settembre del 1913, James Cleveland Owens svolse molti lavori umili prima di esplodere come velocista e lunghista. Intorno al 1933 tutta l’America si rende conto di avere per le mani un vero fuoriclasse. Il talento c’è, la classe pure, e tutti si aspettano che Jesse faccia grandi cose alle Olimpiadi del 1936.

Owens si presenta a quell’evento da super favorito: basti pensare che l’anno prima, il 25 maggio 1935, ha addirittura siglato 5 Record del mondo e ne ha eguagliato un sesto nell’arco di 45 minuti:

  • ore 15:15 – 9”4 sulle 100 iarde (record eguagliato);
  • ore 15:25 – 8.13 m nel salto in lungo (WR);
  • ore 15:45 – 20”3 sulle 220 iarde/200 m (WR doppio);
  • ore 16:00 – 22”6 sulle 220 iarde ad ostacoli/ 200 m ad ostacoli (WR doppio).

Qualcuno definì ciò che accadde quel pomeriggio come “Greatest 45 minutes ever in sports history”.

Ma nel 1936 le Olimpiadi si svolgono nella Germania nazista, e sugli spalti, ad assistere alle gare, c’è un tale che si chiama Adolf Hitler.

Le Olimpiadi di Berlino: un afroamericano in mezzo a 120.000 nazisti.

(Foto di Barbadillo)

E iniziano finalmente le gare: Jesse Owens è un carrarmato, vince ben 4 medaglie d’oro: nei 100 metri con il record mondiale di 10”3, nei 200 metri con il record olimpico di 20”7, nel salto in lungo con il record olimpico di 8,06m e nella staffetta 4 x 100 con il record mondiale di 39”8. Il solo Carl Lewis sarà in grado di eguagliare una tale impresa dopo ben 48 anni.

Fa un effetto incredibile pensare a un afroamericano sul tetto del mondo di fronte al Führer, in uno stadio con 120 mila braccia tese!

Il 4 agosto 1936, dopo la superba vittoria sulla staffetta, secondo un giornalista sportivo, tale Paul Gallico, Owens è stato ”condotto sotto la tribuna d’onore, dove ha sorriso e si è inchinato, e Hitler gli ha rivolto un cordiale saluto nazista“. 

Nella sua autobiografia, Owens confermò l’accaduto, asserendo che, dopo essere sceso dal podio da vincitore, passò davanti alla tribuna d’onore per rientrare negli spogliatoi. Hitler lo fissò, si alzò e lo salutò agitando la mano. Il campione olimpico fece altrettanto. Era in qualche misura la riconoscenza del Cancelliere tedesco verso l’afroamericano che era venuto in terra straniera da vincitore.

E qui termina la Storia e inizia la Leggenda: un giornalista tedesco disse che Hitler inviò, ad Olimpiadi terminate, una sua foto autografata a Jesse Owens. Addirittura l’atleta dell’Alabama avrebbe tenuto una foto del Führer nel portafoglio.

La Leggenda continua: dietro il palco sembrerebbe che ci sia stato un incontro tra Owens e Adolf Hitler in persona, e una stretta di mano suggellata da una foto, fatta prontamente sparire.

Verità? Chi lo sa. Non lo sapremo mai. E del resto le leggende sono belle per questo.

Una certezza che però abbiamo è che questo episodio fu interpretato diversamente dalla Storia, perché, tempo dopo, giornalisti e scrittori mostrarono ”cattivo gusto”, come disse Owens, inventando che Hitler si fosse rifiutato di fargli complimenti per le medaglie, inventando un’ostilità che non c’era assolutamente.

Ci fu addirittura chi scrisse che Hitler, deluso e amareggiato, lasciò lo stadio.

Solo Jesse Owens e le testimonianze di alcune persone che assistettero alla scena poterono dire come fossero andate veramente le cose, ristabilendo la verità.

(Foto von der Becke / ullstein bild via Getty Images)

Quindi, Owens non fu personalmente snobbato da Hitler. Tuttavia, Owens sentiva di essere stato snobbato da qualcuno: il presidente degli Stati Uniti, Franklin D. Roosevelt. Il quale, nonostante le vittorie a Berlino, aveva sempre rifiutato di incontrarlo, probabilmente per paura di perdere voti. Tant’è che Owens, ferito nell’orgoglio, decise di iscriversi al partito repubblicano e fare campagna politica a favore del rivale del presidente, Alf Landon.

Ma questa, ragazzi, è un’altra storia che fa parte del cerchio della vita di colui che, per molti, è considerato il più grande sportivo del XX Secolo. Una vita leggendaria, come solo avrebbe potuto essere quella del grande Jesse Owens.

P.S. l’immagine di copertina è un fotomontaggio.