Storie dal Mondo Varie

Il “Re Leone” di New York

Negli anni ’80 e ’90 la corsa non aveva l’appeal odierno. Oggi correre ”fa figo”, è diventato sinonimo di benessere, di trend, di moda. Non molto tempo fa, invece, i corridori, soprattutto quelli della domenica, erano definiti ”puzzapiedi”. Vi lasciamo quindi immaginare la loro considerazione tra la gente comune. Ma i tempi cambiano, si sa.

Eppure c’è, e c’è sempre stato, un evento al di là dell’Atlantico che, remando contro la tendenza italica, regalava alla corsa un certo prestigio: ovviamente stiamo parlando della Maratona di New York: essa, già elevata al rango di manifestazione non solo sportiva ma anche culturale già 30 anni fa, oggi per molti atleti costituisce il massimo, il grande evento, il top. Con tutti i pro e i contro che ne derivano.

Correva l’anno 1996. In una mattina soleggiata e autunnale, precisamente il 3 novembre, i ponti della Grande Mela assistono in rigoroso silenzio e per la quarta volta nella storia alla vittoria di un atleta proveniente dall’Italia.

Giacomo Leone, di Francavilla Fontana come il compianto Mimmo Caliandro, è stato uno dei simboli dell’atletica leggera degli anni ’90. Erano anni in cui la filosofia era: allenarsi tanto, lamentarsi poco. Grandi risultati, poche chiacchiere, molta fatica. Erano anni d’oro per l’atletica italiana, particolarmente fiorenti, pur non mancando oggi i campioni di nuova generazione.

Giacomo Leone vittorioso alla Maratona di New York 1996

– Ultimo vincitore Europeo della Maratona di New York (1996) prima del dominio africano;- Oro a squadre ai Mondiali di mezza maratona (1996);- 2h07'52" (3'01"/km) di personale nella regina e 1h01'08" (2'53"/km) nella mezza;Oggi compie 47 anni Giacomo Leone

Pubblicato da La gang degli Atleti disagiati su Martedì 10 aprile 2018

Grande talento, grande motore, grande voglia di mettersi in gioco contro avversari sempre più forti. Mentre tagliava il traguardo nella Grande Mela in 2 ore, 9 primi e 54 secondi, alla media sontuosa di 3’04” al km, nessuno degli addetti ai lavori avrebbe pronosticato che quella sarebbe stata l’ultima vittoria maschile di un italiano (e di un europeo) a New York. Ma chi conosceva Giacomo, avrebbe di sicuro scommesso su di lui.

Furono 42 km e 195 metri che si decisero, come spesso accade, verso la fine, senza nessuna volata ma anche senza nessun timore riverenziale per i temibili ”mostri neri” che erano stati accantonati e messi alle spalle, ben prima dell’arrivo, con una certa sicurezza. 

Come non sorridere quando Giacomo, nei metri finali, non trattenne lo stupore essendosi accorto di avere fatto il vuoto dietro di sé? 

(Giacomo Leone esulta sotto al traguardo. Foto Brindisi Report)

Più di vent’anni dopo il mondo ha proseguito la sua marcia e anche l’atletica si è evoluta… Quella era la Maratona di New York prima del dominio africano. Che cosa resta oggi di quei bei tempi? Un ricordo, qualche foto e la speranza che, prima o poi, in Italia, qualche nuovo “Re Leone” torni a dettar legge nella giungla di asfalto di New York.

(Copertina getty/Evan Agostini)