Storie dal Mondo Varie

Livio Berruti, l’ascendente di Mennea

La storia dell’atletica italiana è una grande avventura, un viaggio costellato di episodi indimenticabili e di campioni memorabili. Oggi vi parliamo di uno di essi, un po’ datato per la verità, ma ugualmente meritevole di fama. Stiamo parlando di Livio Berruti, un atleta che ha lasciato il segno.

Roma, Olimpiadi 1960. Nella capitale va in scena la finale dei 200 metri uomini. Adrenalina a mille, tensione, ansia. Tutto normale quindi. Anche per i campioni.

Escono allo scoperto gli sfidanti. Un ragazzo miope e gracile, il classico secchione del liceo, si posiziona con cura ai blocchi prima della curva.

”Ma chi è questo?” si saranno domandati gli avversari.

Del resto erano le Olimpiadi del 1960, le stesse in cui Abebe Bikila avrebbe trionfato correndo scalzo, quindi le stranezze erano di casa in quel periodo!

”Si tratta di colui che nella semifinale ha appena realizzato il nuovo primato mondiale” qualcuno avrà bisbigliato.

Silenzio.

Sparo.

E in effetti quel ragazzino non è un sempliciotto: è una locomotiva, è Livio Berruti. Poche ore prima, nella semifinale, aveva infatti fermato il cronometro manuale sul tempo di 20”5, ovvero record del mondo!

Ma, paradossalmente, anche se hai realizzato il record del mondo due ore prima, in quelle pazzesche olimpiadi di Roma non puoi permetterti di stare tranquillo nemmeno per un secondo, perché adesso bisogna vincere la finale!

Ma non c’è storia neppure stavolta. Quel ragazzino chiamato Livio Berruti, 21 anni soltanto, ha una facilità e una bellezza di corsa spaventose, si porta al comando dopo un’uscita di curva elegante e si invola verso l’oro olimpico resistendo al ritorno degli avversari! Grandissimo Livio! Oro olimpico sui 200 metri e ancora 20”5! Record mondiale confermato!

Quella vittoria fu altamente simbolica anche poiché spezzò il dominio statunitense nelle gare di velocità, e fu la prima volta in cui un atleta italiano trionfò in una finale olimpica.

Livio Berruti con la medaglia d’oro al collo. Getty Images

Che storia la sua! Il ragazzino iniziò a praticare sport al liceo, convinto di divenire una promessa nel tennis. Ma a un anno dalla maggiore età sfida sui 100m il campione della scuola, e lo batte nettamente. Da questa scintilla nasce la leggenda. Il talento c’è, la voglia non manca: questo mix perfetto lo porta a essere uno dei numeri uno della nazionale atletica di velocità. A 18 anni corre i 100m in 10″4, eguagliando l’allora record italiano.

Scoperto il proprio talento nelle gare veloci, si dedica a questa specialità. Alla fine dell’anno scolastico sarà uno dei migliori velocisti della penisola.

Ha solo diciotto anni quando nel 1957, eguaglia il record italiano dei 100 metri (10″4). Il ragazzo viaggia, altro che storie! L’anno dopo è detentore del primato italiano e mondiale juniores con 10”3. Alla fine il suo PB sarà 10”2. Fantastico!

 

Ma è sui 200 metri che si concretizza la favola, con il capolavoro del citato oro olimpico! E pensare che il papà era contrario al fatto che il figlio praticasse tale distanza, tanto da scrivere una diffida alla Nazionale! Ovviamente la Storia andò come sappiamo!

Livio Berruti ”sistema” i blocchi all’Arena di Milano nel 1961 (foto by Farabola)

Livio fu anche un personaggio famoso per i suoi aforismi. Uno di essi fu:

”Ero un turista dello sport. Lo praticavo con disincanto, per me era gioia e i risultati sono venuti senza che io me ne sia reso conto.”

Gianni Brera lo ricorda così:

“L’impressione che desta Livio Berruti è sconvolgente. I muscoli deflagrano come in frenesia ma il gesto è di eleganza incredibile, mai vista.”

Indimenticabile Livio Berruti!

(immagine copertina ANSA/ARCHIVIO/DRN)