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Siamo dei coglioni? Forse sì

Oggi no. Oggi non leggerete un articolo su un vecchio record del Mondo o su una prestazione fuori dal comune. Oggi non direte “ma come cazzo fa?” leggendo gli allenamenti settimanali di una star dell’atletica Mondiale. Oggi purtroppo vi toccherà leggere una riflessione, una delle poche nostre, ma che ci arriva dal profondo.

Partiamo dal fatto, in breve. Porretta – Corno alle Scale, corsa di 30Km. Vince Marco Ercoli, ma a tagliare per primo il traguardo è Roberto Barbi, iscritto alla non competitiva, ma attualmente sotto squalifica (fino al 2024) per uso di sostanze dopanti. Putiferio social. Poteva esserci? Chi attacca, chi difende. Conservatori contro progressisti. Guelfi vs Ghibellini.

Non sta a noi dire se il fatto in questione è sanzionabile o meno (e come). Ci sono delle autorità create e pagate per fare tutto ciò. Non sta a noi puntare la spada di Damocle sopra quello o quell’altro. Ce ne sono già troppe in giro, anche inutilmente messe lì a penzolare. Non è il primo episodio; è l’ultimo di una lunga lista. Abbiamo la nostra idea a riguardo, ma mai come questa volta ci sentiamo di riflettere; perché è impensabile una deriva così netta della cultura sportiva italiana. Per quello ci chiediamo: “ma siamo così coglioni?”

Sì, siamo dei coglioni.

Siamo dei coglioni, perché facciamo degli orari assurdi pur di allenarci, facciamo sacrifici ogni giorno pur di ritagliarci uno spazietto, facciamo delle fatiche che Ercole in confronto era un dilettante, quando basta “doparsi” per avere quei secondi in meno sul cronometro. Tanto se ci beccano, ma conosciamo gli amici giusti, le gare dove iscriversi di strafogo e vincere il sacchetto con i pelati scaduti, le troviamo sempre. “Oh ma io sono forte, portate rispetto!“.

Siamo dei coglioni, perché noi che andiamo “a pane e acqua” (e alcune volte a porchetta e vino), ci vediamo sfrecciare a 20Km/h queste “macchine” truccate, che non torneranno mai più utilitarie. Anche dopo essersi fermate un paio di anni ai box; ormai il motore è salito di giri e con un po’ di pulizia, la sesta la riescono a mettere e ci salutano.

Siamo dei coglioni, perché per un po’ di visibilità, sponsorizziamo chi invece andrebbe allontanato. Perché le nuove generazioni, imparano dai grandi e se i grandi trovano tutti i mezzuggi per aggirare le leggi, allora anche i piccoli lo faranno. Gli esempi, quelli belli.

Siamo dei coglioni, perché ci sciacquiamo la bocca con le parole “etico”, “morale”, ma poi quando davvero è in gioco l’etica e la morale, c’è sempre un aspetto economico che le sovrasta: “Ma vuoi mettere avere Pinco Pallino, squalificato a vita e conosciuto in tutto il Mondo come testimonial? Sai che boom! Lo chiamo, lo chiamo!

Siamo dei coglioni, perché chi sbaglia paga, ma poi gli diamo possibilità su possibilità e a chi non sbaglia mai, invece che dirgli “bravo, sei un esempio da seguire, mica come quell’altro“, viene detto “Sta zitto, sei solo invidioso perché quello ti ha sempre battuto“.

Siamo dei coglioni, perché ci facciamo prendere per il bavero una volta, fanno i pentiti, ci crediamo, li perdoniamo, e poi ci prendono per il bavero una seconda, una terza e così via, finché morte non ci separi. Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Siamo dei coglioni, perché si parla tanto che la corsa ha dei principi che altri sport non hanno, ma alla fine ci devono dire dov’è questo principio quando ad esempio si difende qualcuno che ha barato ma per tornaconto o per amore dei complotti, fa comodo far passare per la vittima e non per il cattivo di turno.

Siamo dei coglioni, perché potremmo tutti fare quello che ci pare, tanto le regole ognuno le interpreta a modo suo (chi vigila, vigila poco e “a campione”) e se ci dovessero fermare, basta gridare allo scandalo e troviamo subito chi ci difende a spada tratta e chi ci invita a fare le interviste (pagandoci pure!).

Siamo dei coglioni, perché noi che giochiamo pulito, a questo punto siamo proprio dei coglioni, perché non vogliamo giocare sporco.

Continuiamo così, che stiamo andando bene…