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E se avessimo salvato il culo all’atletica italiana?

Tempo di riflessioni. Ci vogliono anche quelle nella vita. Abbiamo sempre tenuto un profilo basso, senza montarci la testa. Siamo sempre rimasti modesti e lo rimarremo ancora; ciò che facciamo è per far divertire le persone e soprattutto diffondere l’atletica in Italia. Non è nel nostro stile idolatrarci. Voi che ci seguite lo sapete bene. Ma per questa volta faremo un’eccezione.

LA PREMESSA

Il web, piattaforma globale, dove tutto è alla portata di tutti, basta un semplice click. Le notizie ormai passano tutte dalla rete e anche la comunicazione si è dovuta adattare a questo cambiamento epocale. Dal giornale in formato cartaceo ai siti web ai social network, ultima vera e attuale frontiera per far conoscere qualcosa al proprio pubblico.

DUE ANNI FA

Anno domini 2015. L’atletica in Italia è in difficoltà. Pochi risultati e poco appeal. Per la prima volta nella storia dopo 50 anni, torniamo a casa dai Mondiali (di Pechino) con 0 medaglie al collo. L’interesse per questo sport è ai minimi storici. In pochi ne parlano. 20-25 anni fa gli stadi erano pieni. Ora dovrebbero pagare te, spettatore, per andare ad assistere ad un meeting (salvo rare eccezioni). Sul web qualche abbozzo qua e là, poche discussioni, si salva in corner il classico giornalismo informativo fra il canale della Federazione e qualche sito indipendente. Ma la sensazione è che sia tutto impaludato nelle sabbie mobili. Più vai avanti e più sprofondi.
E poi, tre ragazzi come tanti, burloni ma con la passione per l’atletica, provano a mettere sul campo (dei social) un piccolo mattone. Era Settembre, nasceva “La Gang degli Atleti disagiati”.

NOI ABBIAMO VISTO UN SENTIERO, DOVE GLI ALTRI VEDEVANO SOLO ARBUSTI

Giorno dopo giorno, mese dopo mese, abbiamo messo in campo il nostro tempo con il solo scopo di far bene all’atletica leggera. Da appassionati e praticanti ci siamo stufati di essere una brutta (e scarsa) copia di quello che eravamo il secolo scorso. E non parliamo solo dei risultati in campo internazionale, anzi. Noi parliamo soprattutto di quella parte che sta al di là della rete, sulle tribune, dietro agli schermi, che si allena nei campetti di periferia o per le strade piene di buche e che via via ha iniziato a perdere interesse.
E cosa abbiamo fatto? Abbiamo visto un sentiero, dove gli altri vedevano solo arbusti. Ci siamo muniti di pazienza, abbiamo fatto il “lavoro sporco” togliendo tutte quelle erbacce che occludevano la vista di quel tratto di strada, sì dissestato, ma percorribile. Siamo nati dal nulla, cresciuti piano piano grazie a chi da grande appassionato di atletica leggera, ha visto in noi una specie di riserva naturale, dove finalmente ritrovare un punto di riferimento e soprattutto sorridere, perché lo sport, prima di essere agonismo, è divertimento.
Siamo stati i primi ad intraprendere questa strada e a distanza di due anni, il web ha iniziato a”brulicare” di pagine, gruppi, account, tag che hanno come tema principale quello dell’atletica leggera con stampo ironico. Tutti nati da quel senso di emulazione del “se ce l’hanno fatta loro, posso farcela anche io“. Si è rinnovato e innovato anche chi, per professione, deve raccontare l’atletica in prima persona. È nata addirittura la TV via streaming per le più importanti gare sul nostro territorio.

E tutto questo è l’obiettivo che ci eravamo posti fin da subito: riavvicinare la gente all’atletica leggera, parlarne, far sentire che in Italia quella fiammella non è spenta, ma basta la legna giusta per darle nuovamente linfa vitale. I risultati nelle gare importanti poi verranno di conseguenza.

Siamo stati noi i primi a partire, la matrice originaria e l’originale, il big bang di questo nuovo Universo; abbiamo indicato una strada, ci siamo assunti l’onere dei rischi e dei pericoli. Potevamo “saltare” da un giorno all’altro, ma invece siamo cresciuti, diventando un punto di riferimento giornaliero, un canale non ufficiale su cui ritrovarsi e scherzare. Siamo arrivati alla soglia degli 80.000 fan su Facebook, i 1.000 su Twitter e i 5.000 su Instagram e continueremo su questa strada assieme a voi.

Forse è un po’ presto per dirlo, forse è audace la cosa, ma a vedere dalle premesse, probabilmente abbiamo salvato il culo all’atletica in Italia.

(Foto di copertina Colombo/Fidal)