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La giornata tipo dell’atleta sotto esame

Non basta lo stress per quella gara che ti tormenta ogni volta che ti presenti alla partenza. Non basta mangiarsi le unghie nel tragitto che da casa ti porta al campo di gara. Non basta quel magone e quei crampi che ti prendono allo stomaco per la tensione. Oltre tutto questo, arriva nella vita il momento di provare le stesse identiche sensazioni al di fuori di una competizione. Arrivano gli esami. E sono dolori.

Ma come può un atleta (o presunto tale) riuscire a conciliare tutti i propri impegni da sportivo con quelli da studente? Eccovi la giornata tipo dell’atleta sotto esame. Buona lettura. “Ma 9×9 farebbe 81?” (cit Non ci resta che piangere).

 

ore 6.30: Suona la sveglia. Presto. Prestissimo. Esci dal letto stanco per gli allenamenti dei giorni precedenti. Non c’è stato abbastanza tempo per recuperare, ma il tempo è tiranno. Bisogna studiare per l’esame di domani.
ore 6.31: Bagno, pisciata liberatoria. In quei 30 secondi arrivano già le paranoie: “Sarò preparato per l’esame? Avrò studiato abbastanza? Arriverò riposato senza impappinarmi?“. Nella testa comincia a balenare l’idea del suicidio.
ore 6.33: In cucina, colazione d’obbligo con caffè iper-forte per svegliare al meglio la mente, biscotti da pucciare e un po’ di marmellata. Da non dimenticare che oggi pomeriggio, c’è anche il meeting su pista “O il Minimo o la morte“, ultima possibilità per qualificarsi ai Campionati italiani. Panico doppio.
ore 6.44: Finita la colazione, si accende il pc, si prendono i libri e si comincia la lunga giornata di studio. Guardi l’orologio. L’obiettivo è studiare almeno 8 ore. Fra le cose da fare e gli impegni già presi, facendo un conto approssimativo è possibile se le giornate diventano di 29 ore. Seconda idea suicidio.
ore 8.58: Dopo circa due ore di algebra e conti sulle matrici, con Cramer che è ormai diventato l’amico del cuore, stacchi un attimo e guardi il cellulare. 1238 notifiche fra Facebook, instagram e whatsapp. La fine.
ore 8.59: “Leggere ogni notifica è impossibile, dai lascio stare.”
ore 9.00: “E se poi, ci sono cose importanti? No dai devo guardare“.
ore 9.01: “Ma porta via un sacco di tempo, non posso, aspetterà!
ore 9.02: “No dai, devo guardare
ore 9.43: “Cavolo, per leggere due commenti alle foto è già passato così tanto tempo? No no no, domani ho l’esame, DEVO STUDIARE!”
ore 9.44: Si torna al lavoro, testa china sui libri.
ore 11.12: Siamo indietro con il programma. Caffè tattico per accelerare i ritmi biologici. Potrebbe essere l’unica soluzione per recuperare il tempo perduto.
ore 11.17: Un flash. Dentro tutti gli insiemi dei numeri della matematica, esce quella coppia che subito ci ricorda che non è una coppia qualsiasi. Messa assieme è il passaggio ai 200m della gara che dovrai affrontare nel pomeriggio. La testa si allaga di sensazioni altalenanti, passando dalla depressione allo sconforto fino alla voglia di competere per provare ad andare a quei benedetti campionati italiani. “DAI CAZZO CE LA DEVO FARE!
ore 11.18: “Sì, ma ora DEVO STUDIARE!”
ore 11.43: Squilla il citofono. È la vicina che vorrebbe un favore. Il gatto non riesce a scendere dall’albero. Ti scoccia dirle di no, anche se sai che minimo minimo ti andranno via 10 minuti. Quel gatto è malefico. Ti tocca comunque andare.
ore 11.57: Dopo aver provato a far scendere il gatto con le buone, ti tocca salire sopra. Con le tue doti da elefante, sali sull’albero fino a raggiungere il ramo poco sotto quello in cui si è comodamente seduto il felino.


ore 11.58: Non appena il gatto vede che ti sei messo in posizione per provare a prenderlo, si alza e con un balzo scende da solo, strusciandosi poi alle gambe della padrona per arrufianarsi un po’ di cibo. A te, povero e pieno di dubbi esistenziali su quell’albero, non resta altro che scendere. Ma non ci riesci.
ore 12.04: Dopo un po’ di prove, trovi il passaggio giusto e torni con i piedi per terra. La signora ti ringrazia e te ne torni a studiare. Ma è l’ora di fare il pranzo. Lo studio deve attendere.
ore 12.06: Il pranzo non deve essere un pranzo qualsiasi, ma un pranzo pregara. Pasta al pomodoro, bresaola ed insalata sono la benzina giusta per provare ad abbattere quel tempo limite. Sei carico a manetta, forse anche per l’adrenalina di essere stato per qualche minuto un Tarzan metropolitano;
ore 12.23: Mentre giri la pasta dentro l’acqua, quel roteare ti ricorda il girare in pista. E la tensione sale. Torna il magone che si era un po’ arrestato aiutando la vicina. E scoppia pure la prima “cagarella” pregara. Scappi al bagno altrimenti il rischio per le mutande è alto.
ore 12.37: Mutande salve. Si torna a cucinare. Il problema è che la pasta è ormai scotta; appare Bastianich selvatico dalla credenza: “Vuoi che io muoro?“. Ormai però è fatta. Tocca mangiarla.
ore 12.41: Arrivano i tuoi. Vedono la pasta scotta. “Ah, sei dovuto andare al bagno come per l’ultima gara?” . Sì, non è la prima volta che accade.
ore 12.43: Pranzo. I tuoi partono con le millemila domande: “Hai studiato? Ti senti pronto per l’esame? Dai stai tranquillo? E la gara? Se in forma? Ci andiamo agli italiani?” E tu lì vorresti morire soffocato da uno spaghetto perché ti è salita una tensione tale che neppure i cavi elettrici.
ore 12.58: Fine pranzo. Prima di rimetterti a studiare guardi il cellulare. Le notifiche sono solo 431. Dai poi un’occhiata a Facebook. “T’oh gli Atleti Disagiati hanno messo un nuovo memes: Cosa faccio poco prima della gara“. Scappa la risata, ma in fondo in fondo la cagarella ce l’hai già ore prima. Metti il like (e fatelo anche voi!).

Un classico.

Pubblicato da La gang degli Atleti disagiati su Mercoledì 21 giugno 2017

ore 13.24: Si torna a studiare. Fra poco meno di 3 ore dovrai andare via. Meglio sbrigarsi.
ore 16.21: Non c’è più tempo per studiare. O meglio. Non c’è più tempo per studiare a casa. Non sei sicuro di una parte del programma ma devi andare alla gara. Ti cambi e nel borsone che potrebbe fare concorrenza al marsupio di Doraemon metti il libro “La solitudine delle rette parallele“.
ore 16.47: Arrivi nel luogo adibito a ritrovo. Aspetti che ci siano tutti gli altri, sali sul furgoncino societario e via in viaggio verso la gara. Assieme a te altre 4 persone: tre hanno già il minimo per gli italiani e vengono scazzando; una è fuori età e quindi gareggia per contorno. L’unico sfigato sei te. Tutti tranquilli. Tu panico.
ore 16.58: Si arriva in autostrada. Prendi il libro e ti metti a studiare. Subito arriva la presa in giro degli altri: “Ma studi ora? Ma falla finita, tanto bocci!” Toccata scaramantica e “vaffanculo” detto dal cuore. “Dopo tutti i sacrifici ci mancherebbe anche che ti andasse male“, pensi.
ore 18.03: Arrivati a destinazione. Si scende dal furgoncino e ti dirigi a prendere i pettorali. Le gare sono già in corso e appena vedi la pista ti sale l’angoscia. Sospirone e avanti. Ti fai un selfie da mettere poi sui social #atletidisagiati #gara #cacciaalminimo.
ore 18.06: Ritiro pettorali, scambio di qualche battuta con alcuni ragazzi che trovi lì e ti avvii negli spogliatoi per cambiarti. Dentro un odore nauseabondo impregna subito il borsone e la tua tuta. Basta una sniffata per sentirsi male. Ma tutto ciò scatena una nuova reazione. Devi entrare dentro quella latrina, altrimenti è la fine.
ore 18.07: Cerchi in tutti i modi di non respirare quell’aria insopportabile. Allo stesso tempo cerchi però di non toccare con le chiappe la tazza del water per paura di prendere qualche malattia sconosciuta anche sui pianeti alieni. È quasi più difficile tutto questo che vincere una medaglia Olimpica.
ore 18.09: Vittoria. Si esce più liberi e senza malattie. Ti cambi e via sulle tribune per attendere il momento giusto per il riscaldamento.
ore 18.13: Posto tattico in curva in modo che meno persone ti possano dare noia. Apri il libro e cominci nuovamente a studiare. Purtroppo sei capitato su quella dei 400m e lo starter si trova a 2 metri da te. Ogni volta che parte una batteria è un principio di infarto.

(Foto Luigi Carniti)

ore 19.14: È l’ora x. Corsetta lenta e la tensione è ormai a livelli enormi. Nodo in gola, sudi freddo. Ma ormai ci siamo.
ore 19.41: Call room. Scarpette chiodate ai piedi e via due allunghi. Si parte per la gara. Numero 13. Scaramanzia?
ore 19.54: Linea di partenza. Ora o mai più. Sparo. Corri, forte, il più forte che riesci. Non puoi fare altrimenti.
ore 19.59: Stremato arrivi in fondo. L’obiettivo era stare sotto i 20″. Se ci sei riuscito ci sei andato per un pelo. Il tuo allenatore dice 19.85, un tuo compagno 20.03, un altro 19.57. Sei morto, sai di aver dato tutto e devi solo attendere il responso ufficiale.
ore 20.04: Lo speaker comunica i risultati. “… al primo posto…al sesto posto…con…20 e 01. Sbianchi. Il sogno si infrange su quel muro di 1 centesimo. 1 solo fottutissimo centesimo, che ti porta alla depressione più totale. Fra 2 settimane sarai l’unico al campo ad allenarti, mentre tutti i tuoi amici saranno a ballare assieme alle 400iste nell’hotel degli italiani. Torna l’idea del suicidio.
ore 20.05: Quasi piangi, tutta la fatica fatta è stata vana. I tuoi amici provano a tirarti su, ma c’è chi ti porta in giro dicendo: “Dai, domani stecchi pure l’esame e hai fatto l’en plein“. Non hai nemmeno la forza di menarlo. Troppa delusione.
ore 20.34: Tutti i tuoi compagni sono pronti. Furgoncino e si torna a casa. Nel tragitto cena frugale con un apollo e una coca-cola all’autogrill.
ore 21.59: Arrivi a casa. Stremato. I tuoi “Allora, com’è andata? Andiamo agli italiani?” Piangi. Loro capiscono. Ti fai la doccia e ripensi a tutti gli errori fatti nella tua vita. Se avessi corso quella volta anche sotto la pioggia. Se avessi fatto quel 500 in più a Marzo. Se avessi riposato un giorno in meno. Tutto ormai è andato. Rimorsi, solo rimorsi.
ore 22.19: Arrivi in camera. Vedi il libro sul letto. Ti eri dimenticato dell’esame. Ansia. La delusione della gara si trasforma in frustrazione per il giorno dopo. Ti metti seduto, apri il libro e studi finché il letto non ti chiama come le Sirene chiamavano i navigatori dell’Odissea.
ore 23.37: Stremato, chiudi tutto. Vai a letto. Il giorno dopo alle 6.00 dovrai già essere in piedi. C’è l’esame. Gran parte della tua vita dipende da questo. Per questa volta l’esame, sarà il tuo vero Campionato italiano.