Storie dal Mondo

Christian Obrist, velocista del mezzofondo

Era una serata di fine estate, precisamente il 7 settembre 2007. Molti dei fuoriclasse che oggi praticano atletica e sono il futuro della nostra nazionale all’epoca erano bambini, e forse sognavano di andare in televisione come i grandi campioni dello sport; altri probabilmente erano tristi perché Settembre voleva dire che di lì a poco sarebbero riaperte le scuole. Quella sera al meeting di Rieti un ragazzo altoatesino era iscritto alla gara dei 1500 e dopo lo sparo del giudice si mise a correre e poco a poco iniziò a levarsi da terra. 26 anni e un risultato cronometrico mostruoso che ancora oggi dopo 10 anni nessun italiano delle successive generazioni è riuscito a limare e che si legge 3’35″32!

Quel ragazzo, Chrisitan Obrist, è stato uno degli atleti più rappresentativi del mezzofondo azzurro a far tempo dall’inizio del terzo millennio. E oggi, quasi una decina di anni dopo la storica serata di Rieti, ha preso la decisione di lasciare l’agonismo all’alba dei 37 anni. Lascia sempre una strana malinconia apprendere della dipartita di un fuoriclasse, perché è come se il mosaico dello sport rimanesse privo di uno dei suoi tasselli principali.

Nella sua vita di corse ne ha affrontate a migliaia. Il risultato più importante della sua luminosa carriera è stato l’undicesimo posto nella finale olimpica di Pechino 2008. Si è inoltre piazzato per tre volte di fila al settimo posto nelle finali europee di Monaco di Baviera 2002, Göteborg 2006 e Barcellona 2010. Il ragazzo che prima di venire assunto dai Carabinieri conciliava il talento atletico con il lavoro da elettricista, oltre al sopra citato crono sui 1500m, vanta anche i PB di 1’46’’19 sugli 800m e 2’18’’58 sui 1000m.

(Christian Obrist all'arrivo della semifinale dei 1500 metri alle Olimpiadi di Pechino, 17 agosto 2008 – Credits: ANSA/Kerim Okten)
(Christian Obrist all’arrivo della semifinale dei 1500 metri alle Olimpiadi di Pechino, 17 agosto 2008 – Credits: ANSA/Kerim Okten)

Per anni è stato il mezzofondista veloce più forte della rosa azzurra. Il suo allenatore Ruggero Grassi, durante le conferenze sportive, ne esaltava il carattere e la determinazione, affermando in numerose occasioni che, quando era costretto ai box per qualche piccolo acciacco, tornasse al top della forma nel giro di due settimane.

E domenica, dopo anni e anni di gare, chilometri, fatica, successi ed enormi soddisfazioni, ha deciso di scrivere la parola “fine”. Un’intera folla di persone si è alzata in piedi, onorando con un interminabile applauso il vecchio campione, in occasione della tradizionale Festa dell’atletica altoatesina a Bolzano. La sua storia deve servire da esempio alle generazioni di giovani che hanno un sogno e lottano per realizzarlo, a coloro che hanno compreso perfettamente che, se si vuole ottenere un risultato non bastano solo le buone intenzioni. Perché le buone intenzioni, come disse qualcuno, resteranno solo buone intenzioni. Serve il lavoro e la voglia di faticare. Obrist aveva tutte queste caratteristiche. Per questo oggi che scrivo queste righe lui non corre più ma la sua favola vivrà in eterno.

(immagine copertina Fidal.it)