Storie dal Mondo

Daniel Komen, cosa sarebbe successo se…

Oggi vi raccontiamo la storia di uno dei talenti più cristallini e forse meno conosciuti del mezzofondo: stiamo parlando del detentore del record indoor e outdoor dei 3000m piani, ovvero Daniel Komen, il quale, da un momento all’altro, decise di dire basta con l’atletica.

Nato a Mwen, in Kenya, il 17 maggio 1976, da ragazzino era soltanto uno dei tanti aspiranti campioni africani, ma nel biennio 1996/1997 fece qualcosa di straordinario che non riuscì mai più a nessun altro: decine di gare vinte contro avversari di altissimo livello, record mondiali pazzeschi e primati che ancora adesso sono impressi sui libri di sport. A detta del suo allenatore Duncan Gaskill, nessuno in un lasso di tempo così breve ha saputo fare meglio di lui.

Purtroppo però, già dal 1998 la sua carriera iniziò a scivolare. Dapprima non riuscì a qualificarsi per Atlanta 1996, poi fu la volta di Sydney 2000. Infine, amareggiato, decise di lasciare l’atletica nel 2002, a soli 26 anni.

Ora, prima di interrogarci sui motivi di una così drastica scelta, occorre fare un preambolo: Daniel, come la maggior parte dei giovani bambini che vivono in Kenya, da piccolo correva circa sei miglia per recarsi a scuola e altrettante per tornare a casa, in un paese dove il telefono più vicino distava 45 minuti (di corsa a piedi). I suoi genitori vivevano in una capanna in un campo e sua madre vendeva patate sul ciglio della strada. Ma un bel giorno un osservatore lo notò e decise di portarlo in Europa per provare a fagli fare il famoso salto di qualità: e la qualità non ha tardato a manifestarsi poiché, nella sua primissima gara internazionale presso il Brooks Spring Run Off, vinse gli 8km della competizione stabilendo il nuovo record mondiale juniores di 22’35’’!

Daniel Komen dopo aver stabilito il record Mondiale dei 5000m (Photo iaaf.org)
Daniel Komen dopo aver stabilito il record Mondiale dei 5000m (Photo iaaf.org)

Questo accadeva nell’Aprile del 1994. Nel mese di luglio Komen dominò i 5.000 e i 10.000m ai Campionati del Mondo Junior a Lisbona, vincendo due strabilianti ori. L’anno successivo riuscì a stabilire un record mondiale juniores di 12’56’’ sui 5000m. Era l’inizio di una favola: nel 1996, il suo anno di grazia, in Svezia il 14 luglio sconfisse il grande Haile Gebrselassie sulle due miglia con il tempo di 8’03’’54. Meno di un mese dopo, il 10 agosto, Komen siglò il crono di 7’25’’16 sui 3.000 metri a Monaco! Sempre a Monaco sconfisse di nuovo Gebrselassie sui 5000m imponendosi in 12’45’’09. A Rieti sui 3000m il primo settembre corse il suo capolavoro: la lepre Kipsang lo fece transitare agli 800m in 1’57’’0, la seconda lepre Kosgei, al miglio in 3’54’’7. i commentatori erano increduli: Komen tenne un ritmo impossibile superando la linea del traguardo in 7’20’’67! Un record del Mondo che nessuno ancora oggi è riuscito a battere, neppure gente del calibro di Hicham El Guerrouj e Kenenisa Bekele. Un alieno tra gli alieni!

Gaskill ricorda un episodio che descrive perfettamente la mentalità di Komen in termini di approccio alla gara. Nel corso di un’intervista a Londra, venne chiesto a Komen in che modo stemperasse il nervosismo pregara: “Daniel non ha capito la domanda“, ricorda Gaskell. Non nel senso che non capisse l’inglese. Non capiva cosa significasse essere nervosi prima di una gara.

Purtroppo però, la sua favola arrivò alla fine. Nel 1998, Komen guadagnava in Africa l’equivalente di un miliardario in America, e il successo lo aveva reso “troppo sicuro di sé, forse anche arrogante” come disse il suo allenatore. Furono proprio la fama, il successo finanziario e molti altri fattori psicologici che tolsero a Komen la cosa più importante, il movente fondamentale per allenarsi: l’amore per quello che stava facendo nel gesto della corsa puro e semplice.

Passano gli anni, ma la domanda che ci poniamo tutti è sempre la stessa: cosa sarebbe successo se Daniel avesse continuato a correre?

(foto di copertina Simon Bruty/Allsport)