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La fine dell’anno, tempo di bilanci

Fine anno, tempo di bilanci. Il 31 Dicembre la tradizione vuole che il Presidente della Repubblica tenga il discorso alla Nazione. Noi non siamo il presidente della Repubblica, ma non vogliamo essere da meno. Ci rivolgiamo al Mondo dell’atletica italiana e vogliamo analizzare, così con (quasi) due righe, questo anno che fra qualche ora sarà inserito nel cassetto dei ricordi andati.

Cari amici, care amiche (un intro che fa subito discorso solenne), un altro anno è giunto al termine. Da Gennaio ad oggi ne sono successe di cose e (bla bla bla, bla bla bla)… L’atletica italiana esce da questo 2016 con una insufficienza che nel 2017 deve per forza di cose essere recuperata. L’anno Olimpico è sempre una prova del nove e questa prova ha dato riscontro di un’involuzione di tutto l’ambiente assoluto, falcidiato sì dagli infortuni, ma che pecca della mancanza di un cambio generazionale negli anni passati all’altezza dei palcoscenici internazionali. Le note di merito arrivano comunque dai giovani, che stanno cominciando a mettere la testa fuori dai confini, con a capo Gianmarco Tamberi, punta di tutto il movimento che, recuperato al meglio dopo l’infortunio, potrà dare nuova linfa e attirare su tutto il Mondo atletica le attenzioni mediatiche, economiche e di pubblico che le spettano. Alla sua ruota una banda di giovani promesse, da Sebastiano Bianchetti, Ayomide Folorunso, Yeman Crippa, Noemi Stella, Stefano Sottile, Marta Zenoni, che potranno nei prossimi anni raggiungere traguardi importanti e trascinare molti altri ragazzi. 

Il movimento buono però non è solo questo. Se il presente e il futuro è rappresentato dai già elencati, un encomio particolare dobbiamo farlo ai vecchietti malefici, in arte master, sempre più presenti, considerati e competitivi. Il grossissimo bottino di medaglie arrivate dai Mondiali di Perth, è simbolo che l’atletica leggera fa vivere bene, tonifica il corpo e rende giovani di spirito.

L’assenza di propositività da parte degli organi competenti, degli sponsor e degli stakeholder del business atletica sono uno dei punti chiave dell’involuzione del nostro sport. Siamo nella situazione di un cane che si sta mordendo la coda, con l’assenza di personaggi che riescano a trascinare dentro soldi e spettatori, in modo da portare liquidità, iniziative e pubblico e una conseguente propensione a fare dell’atletica un lavoro; ma non possiamo dare tutte le colpe agli agenti esterni. Prendiamoci le nostre.

L’atletica in Italia è al 5° posto come numero di tesserati, dopo calcio, pallavolo, basket e tennis, e considerando anche i jogger della domenica al parco, siamo dentro una realtà grossa, che però è ancorata ancora al terreno, e non riesce a spiccare il volo sia in termini di prestazioni, che di appetibilità verso i non addetti ai lavori. Serve una strategia vincente, che proietti l’atletica al di fuori della nicchia, che la porti fra la gente, che faccia stare gli atleti più forti a contatto con chi non ha avuto da madre natura le stesse capacità fisiche, ma che possa comunque sognare un tempo o una misura grazie al campione. Noi ci siamo incamminati da un anno e mezzo verso questa strada, cercando di vedere il prodotto atletica da un diverso angolo di prospettiva. Ma devono farlo anche la Federazione, il CONI, la scuola, le società, gli sponsor e i mezzi di comunicazione, TV in primis, al fine di dare una svolta e un’accelerata che a questo punto è d’obbligo. Le Olimpiadi di Tokyo sono fra 3 anni e mezzo, non sembra, ma arrivano presto.

Bisogna incentivare il prodotto, renderlo appetibile, organizzare manifestazioni nelle piazze e nelle strade cittadine, con dietro un grandissimo lavoro di pubblicità preventiva, per far crescere nello spettatore la voglia di assistere. Come già espresso più volte ci piacerebbe vedere un sacco una gara di salto in alto in Piazza del Duomo a Milano con Tamberi, Fassinotti, Chesani, Trost, Rossit, un’americana sotto al Colosseo con i più forti mezzofondisti del panorama nazionale (Bussotti, Crippa, Del Buono, Pettenazzo, Razine, La Rosa, Abdikadar, Inglese, Magnani, Crespi,…), una bella sfida sui 60m sui lungomare più belli d’Italia, magari aprendo le corsie anche al pubblico nelle ore precedenti all’evento. Dobbiamo puntare sulle novità, senza però abbandonare la tradizione, per uscire dall’immobilismo e ridare all’atletica leggera quello splendore che si merita.

Noi vediamo di fare il nostro. Buon anno a tutti.”