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Oggi non è l’apocalisse del calcio. È il giorno in cui ci siamo accorti della crisi dello sport in Italia

Lo sport nazionale da oggi vive con una ferita al cuore. Una ferita che sarà difficile far rimarginare in breve tempo. Erano 60 anni che non accadeva. Nessuno si sarebbe immaginato un Italia assente dai campionati del Mondo di calcio. Eppure sarà così.

Quando le cose vanno male è prassi trovare dei colpevoli su cui far ricadere le colpe. Il primo a cadere di solito è l’allenatore, quel Giampiero Ventura che si era immaginato il cammino da percorrere meno problematico e che forse, avrebbe voluto trascorrere più tempo a contatto con i giocatori. Si passa poi ai giocatori stessi, chiamati “indegni”, “milionari senza attributi” (per non usare parole più forti), attori in campo che non hanno onorato al meglio la maglia azzurra. Poi si arriva ai vertici societari, perché come dice il detto “il pesce puzza dalla testa“: da Carlo Tavecchio, presidente FIGC a Giovanni Malagò, presidente del CONI. Insomma, quando si perde. Ce n’è per tutti.

Come avrete capito noi puntiamo a far conoscere il più possibile l’atletica leggera, alcune volte scagliandoci contro il mondo del calcio che si prende la quasi totalità degli interessi dei media. Non lo neghiamo che alcune volte ci incavoliamo quando preferiscono parlare dell’unghia dell’alluce rotto di Cristiano Ronaldo invece del nuovo record mondiale della maratona oppure arrivano a conclusioni in cui Bale potrebbe competere in velocità con Usain Bolt. E alla fine sì, siamo contenti di questa debacle. Ma non per i motivi che state sicuramente pensando.

Non siamo contenti perché adesso almeno “ci sarà più spazio per i nostri sport minori“; non siamo contenti perché è stata compiuta una vendetta. Siamo contenti perché finalmente si è scoperchiato il vaso di Pandora. L’ultimo castello che era rimasto in piedi, il calcio appunto, è caduto. Non è l’apocalisse del calcio italiano. È l’apocalisse di tutto lo sport in Italia. Il calcio fino ad ora, con i suoi milioni e lo share altissimo, ha coperto tutto quello che invece dietro si stava consumando. Ma adesso è tutto alla luce del sole.

Non è più tollerabile andare avanti così.

È inconcepibile ritrovarsi una sola palestra agibile in un comune, con 5 società di 5 sport differenti che devono utilizzarla, facendo i salti mortali per far incastrare le esigenze di tutti, gli allenamenti, le partite e le esibizioni;

È inconcepibile dare i fondi statali, comunali e regionali, pagati con le tasse di tutti, solo e soltanto ad uno sport, lasciando alla fame tutti gli altri e portando avanti questa filosofia di “figli e figliocci”;

È inconcepibile lasciare le strutture cadere a pezzi, privando così tanti possibili campioni, di uno spazio dove ritrovarsi ed esprimere le loro qualità atletiche;

È inconcepibile utilizzare come sede di una società sportiva affiliata al CONI uno sgabuzzino per le scope, con il diktat che “o vi va bene oppure fuori dalle scatole”;

È inconcepibile vedere l’educazione fisica a scuola come una distrazione dallo studio, una perdita di tempo;

È inconcepibile vedere lo sport come un blocco ai risultati scolastici, a quelli lavorativi e professionali;

È inconcepibile che ci sia prima la visione politica e poi quella sportiva quando si fanno dei piani a breve, medio e lungo termine, quando invece dovrebbe arrivare prima l’atleta e poi il dirigente;

È inconcepibile non avere rispetto per gli altri sport e avere noncuranza dei materiali, delle piste, delle pedane, degli attrezzi, dei palloni, dei parquet, “tanto a me che me ne frega, io non li uso, saranno cavoli loro“;

È inconcepibile non curare i vivai, non incentivare i giovani, non dare loro la sicurezza che ci sia un futuro in quello che stanno facendo;

È inconcepibile ritenere che se il tuo avversario ti ha battuto o ha barato oppure si è dopato, mentre semplicemente siamo stati noi meno bravi o più polli;

È inconcepibile che non esista una cultura sportiva nel nostro paese;

È inconcepibile tutto ciò.

Serve una rivoluzione sportiva e culturale. Di tutto lo sport.

E serve ora. Punto.