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Il Capitano, l’urlo e la medaglia Olimpica – Nicola Vizzoni

Il capitano, l’urlo e la medaglia Olimpica. Anzi, andiamo in ordine. L’urlo, la medaglia Olimpica e il Capitano. Nicola Vizzoni nasce a Pietrasanta il 4 Novembre 1973. Scopre l’atletica alle medie e con quel fisico robusto viene dirottato nel getto del peso. Poi arrivano i temibili campionati di società. Serve qualcuno che copra il lancio del martello. Fra tutti scelgono lui. Quel roteare 3-4 volte gli riesce bene, dannatamente bene. Si capisce subito che ha la stoffa ma deve lavorare con costanza e pazienza. Dal 1989 deve attendere 10 anni per essere fra i top Mondiali, ma il lavoro paga. E tanto.

L’URLO

Quando si va in pedana e si fa roteare l’attrezzo ci carichiamo di tensione. Appena il martello viene lasciato, come un tappo di spumante che “esplode”, il corpo si libera di tale stress. Quasi istintivo, l’urlo che esce con tutta la forza possibile accompagna tutta la fase di volo. Più è forte, più sembra che l’attrezzo voli lontano. Fin da giovane quell’urlo lo identifica fino a diventare celebre nel 2000. Siamo a Sidney, Olimpiadi estive, 24 Settembre. Finale del martello. In Italia è mattina e sulla pedana, prima del terzo lancio, Nicola Vizzoni è fuori dalla finalissima. Il lancio è seguito da quell’urlo che si capisce subito sia carico di centimetri. Ma quanti di preciso?

 

LA MEDAGLIA OLIMPICA

Ripartiamo dall’urlo di Sidney. Un urlo forte, che spinge il martello. Lo spinge talmente bene che l’attrezzo atterra a 79.64m. In un colpo solo entra in finale, balza al secondo posto e segna il suo miglior risultato del quadriennio. Da lì altri tre lanci, dove non riesce però a migliorarsi. Poco importa, nessuno riesce a scavalcarlo. Alla fine un altro urlo, questa volta di gioia. Nicola Vizzoni porta nella sua Pietrasanta una medaglia Olimpica. È d’argento, ma per lui e per l’Italia è come se valesse oro.

(Foto archivio Fidal)

IL CAPITANO

Nel 2001 arriva la miglior prestazione della carriera (80.50m). Continuano ad arrivare titoli italiani sia estivi che invernali, tanto che forse nemmeno lui si ricorda di preciso quanti ne ha vinti. Ad Atene e a Pechino non riesce ad uguagliare la performance di Sidney. Aumentano anche le partecipazioni con la maglia della nazionale, fino a diventare il capitano dell’Italia. Una figura d’esperienza, ma che deve possedere anche doti di gestione delle situazioni e fare da collante e maestro di sport (e di vita) per i nuovi. Nel 2009 torna dopo un po’ di flessione allo splendore di inizio decennio. Conquista l’oro ai Giochi del Mediterraneo, ma il capolavoro è quello che mette in atto l’anno successivo ai Campionati Europei di Barcellona. Ha 37 anni, un po’ tutti lo danno finito e sulla strada del tramonto. Lui però ha sempre tanto da dare e in pedana, all’ultimo lancio, scaglia il martello a 79.12m. È argento!

Nicola Vizzoni non è però ancora sazio (e stanco). Riesce a qualificarsi per le Olimpiadi di Londra, dove chiude 7°, ma non ha purtroppo fortuna per quelle di Rio de Janeiro. Gli anni sono 43. La fascia da capitano non guarda in faccia nessuno. Come per l’Olandese Volante di Devi Jones (pirati dei Caraibi), anche la fascia di capitano deve avere una persona a cui legarsi. Il testimone passa, ma il carisma e le qualità al di fuori del campo, lo legano indiscutibilmente alla maglia azzurra anche come tecnico e punto di riferimento.

Un capitano, c’è solo un capitano!

 

(foto copertina Ferdinando Mezzelani)