Storie dal Mondo

Quella volta che un atleta sfidò l’ipocrisia del Mondo del pallone

Ignoranza. Ignoranza uguale non sapere. Non sapere di cosa si parla, ma se ne parla. Alcuni media ne sono spesso l’espressione massima. Quei titoloni che fanno impazzire i caporedattori dalla gioia per le centinaia di copie vendute in più rispetto agli standard. Quei titoloni che portano sempre una scia di polemiche infinite ma che sono la linfa vitale di chi vuol far parlare di qualcosa.

L’ignoranza di non sapere che cosa vuol dire correre, anche se madre natura ci ha fatto con due gambe per compiere quel gesto; tutti lo riescono a fare, ma in pochissimi capiscono cosa sia realmente. È preferibile anzi aprire la bocca e rimanere seduti in poltrona ma spesso e volentieri escono discorsi assurdi, che se si accavallano con il tifo è impossibile che proseguano una qualche via della ragione.

Il tifo appunto, la soggettività fatta parola. E quando si parla di tifo, si parla di calcio, lo sport nazionale non solo per noi italiani, ma globale, che muove e smuove cifre pazzesche di appassionati e di soldi. Potrebbe lasciare le “briciole” agli altri, ma è impossibile, perché esso si vuol mangiare pure quelle. Da questa corsa ai granellini rimasti nascono i più insulsi paragoni e le più disparate idee, fatte proprio con lo scopo di surclassare quel poco di attrattivo che hanno gli altri sport, con il culmine massimo nell’idiozia che gli Dei-calciatori possano competere in altre discipline alla pari o addirittura meglio dei campioni Olimpici in carica.

Il cancro.

Salah, sprint da 10″ netti nella partita Juventus-Fiorentina, Antonio Valencia, ala del Manchester United, che tallonerebbe da vicino Usain Bolt, visto che corre a 35.7Km/h, Cristiano Ronaldo che salterebbe più in alto del Campione del Mondo di specialità, tanto per citare alcuni esempi, fino ad arrivare al fenomenale 4″42 di Bellerin (giocatore Arsenal) sui 40 metri. I media impazziscono, rilanciano la notizia, perché sarebbe il record dei record, addirittura più forte del passaggio di Usain Bolt nei 100 metri in cui riscrisse la storia del Record del Mondo degli uomini jet a Berlino nel 2009.

Tutti si chiedono se non sia una bufala, ma la notizia viene confermata. Allora è stata misurata male la distanza? “No no, tutto regolare”. Allora è stato misurato male il tempo? “No no tutto regolare”. Allora è un fenomeno! C’è un solo modo per scoprirlo e un eroe contemporaneo si presenta letteralmente ai blocchi di partenza per scoperchiare il vaso di pandora.

Questo supereroe non porta una maschera, ma porta un body smanicato bianco e blu. Il suo nome è Richard Kilty, velocista britannico, campione Mondiale dei 60 metri indoor nel 2014 ed Europeo sulla stessa distanza l’anno successivo.

Forte, non fortissimo, tanto che nei 100 metri è fermo a due centesimi dalla barriera dei 10″ (10.01) e nei 200 è lontano parecchio (20.34) dagli atleti americani e caraibici. In un raptus decide però di dire basta a tutto ciò: basta con i media che sottovalutano gli atleti e sopravvalutano i calciatori. Basta con queste prese di posizioni in cui “se non avessero fatto calcio, sarebbero più forti dei più forti atleti che ci sono ora in circolazione“.

Kilty “ci mette la faccia, ci mette la testa e ci mette il suo cuore” (cit), oltre che il suo portafoglio. È Aprile del 2015: “Metterò sulla linea di partenza 30.000 sterline e competerò con Bellerin e Walcott (l’altro supervelocista dell’Arsenal), su qualunque distanza, in qualunque momento, in qualunque luogo. La corsa sarà molto veloce, quindi se metteranno anche loro gli stessi soldi in palio, gli mostrerò che non possono essere veloci come i media dicono.” Chi vince si prende tutto il malloppo.

Sapete com’è andata? Nessuno si è mai presentato e il povero Richard è ancora lì che sta aspettando, da 2 anni, mentre continua però a leggere sui tabloid che il calciatore Tizio o Caio durante la partita ha corso veloce quasi quanto Usain Bolt.

(immagine di copertina BBC)